In difesa di Moscovici

Pubblicato da Redazione il

Qualche anno fa, nel 2000 se non ricordo male, Robert Cooper, diplomatico britannico di lungo corso, pubblicava un libricino preziosissimo mai tradotto in italiano (per quanto ne so). “The post-Modern State” era il titolo.

Cooper divide il mondo in tre aree, quella dello “stato premoderno”, dove vi è l’assenza di una unità statale che abbia il monopolio legittimo della violenza, il controllo di un preciso territorio e il potere è conteso tra bande rivali in lotta tra loro con le armi. Se ricordo bene, l’esempio che l’autore faceva era quello della Somalia di allora: lotte tra bande per il controllo del territorio.

La seconda area era quella moderna o westfaliana, dominata dalla Stato monade westfaliano, costruito secondo il principio del “cuius regio eius religio” (nel quale cioè in linea di principio i cittadini sono in balia assoluta del potere politico) chiuso a qualsiasi ingerenza esterna, dominato dal culto dei sacri confini e dal feticcio del territorio, anch’esso sacro per definizione. L’esempio che Cooper riportava era quello dell’Asia e in particolare delle dispute confinarie tra India e Cina. Per inciso, il principio di non ingerenza è quello che il governo cinese invoca ogni qualvolta qualcuno solleva la questione della scarsa tutela dei diritti umani: a casa propria ognuno fa come gli pare ed è libero di torturare, perseguitare o uccidere a proprio piacimento. L’autore avrebbe potuto fare, con la stessa efficacia, l’esempio della storia di Francia e Germania che per secoli si sono scannati per qualche palmo di territorio.

La terza area di cui parlava Cooper era quella post-moderna, o post-westfalina, dove salta il divieto di ingerenza negli affari interni degli altri paesi, in nome di ideali più alti (i diritti umani, le libertà liberali, i diritti sociali e finanche ambientali) o di accordi pattuiti (la tenuta dei conti pubblici), dove i confini perdono il loro carattere sacro, anzi spariscono del tutto, e dove il territorio non è più un feticcio. L’esempio di questo “Post-Modern State” che Cooper faceva era l’Unione europea, che in questo senso può davvero dirsi il più grande esperimento della storia politica dell’umanità.

Alla luce di ciò è chiaro che l’intervento di Moscovici è del tutto legittimo, la politica di qualsiasi paese europeo è politica interna per tutti gli altri e pertanto tutti i paesi europei, a maggior ragione un organo essenziale come la Commissione, hanno non il diritto, ma il dovere di mettere il becco nelle questioni degli altri Stati, così come lo si sta facendo con il governo polacco, colpevole di violare i cardini istituzionali dello Stato liberale.

Dunque, la levata di scudi contro Moscovici (incredibilmente bipartisan) non solo è del tutto illegittima e miope, ma contraddice alla radice l’essenza di ciò che negli anni è stato il processo di integrazione europea e la creazione graduale della più grande e prospera area di libertà del pianeta. Invocare il diritto di non ingerenza, dunque, significa fare un balzo indietro di secoli ritornando a quando ci si scannava per un palmo di terra oltre confine e significa riportare in vita gli antichi spettri del protezionismo economico e del nazionalismo politico che hanno gettato il mondo per due volte di seguito nella fornace della guerra.

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