In difesa di Facebook e Google

Pubblicato da Redazione il

In queste ore Soros ha conquistato le scene globali per aver sostenuto a Davos che Facebook e Google sono una minaccia per la democrazia.

Qualche giorno fa Niall Ferguson, uno storico scozzese dalle tesi, a parere di chi scrive, alquanto confuse, ha sostenuto (“Silicon Valley and the Threat to Democracy”) più o meno la stessa cosa: come la Russia ha usato Facebook per influenzare le elezioni americane e portare alla Casa Bianca Trump, così gli autocrati di tutto il mondo possono usare i social per attaccare la democrazia.

Ora, sorvolo sul fatto che Facebook è uno strumento e vale l’esempio che un amico faceva qualche anno fa: con la forchetta si può mangiare e nutrirsi ma anche “cecare” un occhio a qualcuno.

Sorvolo sul fatto che è tutto da dimostrare che Trump sia stato eletto grazie a Facebook: la Clinton, per dire, ha preso più voti.

Sorvolo sul fatto che Facebook fa oggi quello che in passato hanno fatto i sofisti ad Atene, gli oratori a Roma, le gazzette, i fogli e i giornali dal ‘700 in poi. Mussolini ha fatto le proprie fortune politiche prima come direttore dell’ “Avanti!” e poi del “Popolo d’Italia”. La radio ha portato al potere Roosevelt e Hitler e i pulpiti delle chiese eccellenti democristiani. La televisione Kennedy e Berlusconi.

Sorvolo su tutto questo e mi soffermo su un punto. La questione non riguarda chi influenza, ma chi è influenzato. Se uno su Facebook crede che i ciucci volano, allora ci crede anche se legge la stessa notizia su un manifesto per strada, su un volantino al supermercato, se ascolta la news alla televisione o gliela confida un vicino di casa.

Il vero dramma è la spaventosa ignoranza della maggioranza degli italiani e la quasi totale assenza di spirito critico (le due cose sono correlate), risultato anche del continuo bombardamento a cui è stata sottoposta la scuola pubblica in questi decenni.

Dunque, il problema non è quanto è scaltro, furbo e prezzolato colui che cerca di influenzare gli altri, ma quanto è fesso chi si lascia influenzare. Pertanto invece di mettere a rischio la libertà di stampa e di espressione, immaginando schiere di censori che pesano e valutano le notizie che girano nella rete, sarebbe necessario far studiare gli italiani e migliorare il livello della scuola pubblica, università compresa.

La democrazia ateniese non fu distrutta dagli spartani, ma da un popolo che si era trasformato in folla e ingoiava tutto ciò che i demagoghi dicevano, come la possibilità di fare soldi facilmente conquistando la Sicilia. Gli ateniesi partirono baldanzosi con 100 triremi e fu un disastro. I pochi che sopravvissero finirono prigionieri nella latomie di Siracusa. La flotta fu interamente distrutta e Sparta ne approfittò per riprendere la guerra.

In conclusione, è vero che la democrazia è a rischio, ma non a causa di Facebook e Google che anzi sono dei potentissimi strumenti di libertà, ma a causa della spaventosa ignoranza della maggioranza dei cittadini che credono ai ciucci che volano.

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