Il tempo dell’oclocrazia

Pubblicato da Redazione il

Una parte della mia attività di ricerca (a cui posso dedicare sempre meno tempo, visto che le porte dell’Università mi si stanno chiudendo davanti) è cercare di capire perchè le società aperte collassano. Perché un popolo che ha imboccato la strada del progresso continuo, della crescita, ad un certo punto deraglia, cambia strada e punta dritto verso la società chiusa? Perché le repubbliche crollano? Perché si passa dalla società aperta alla società chiusa?

Nel 2012 ho scritto un libro dove mettevo a confronto il caso di Roma repubblicana e quello della Firenze medievale. Casi identici, pur a distanza di secoli, di città libere ricche, forti e prospere che un certo punto cadono sotto le grinfie di un tiranno che le conduce alla lenta atrofia.

Poi mi sono messo a scrivere un altro libro (che forse non vedrà mai la luce, visto il poco tempo che ho per lo studio) dedicato al caso di Atene, cercando di rispondere ad una domanda semplice semplice. Perchè Atene che da sola sconfisse i persiani, Atene orgoglio e scuola dell’Ellade ad un certo punto perde contro Sparta? Per giunta su quel mare che Atene dominava?

La tesi che sostengo è la seguente: una struttura istituzionale di tipo liberale produce libertà e prosperità. Ma lo sviluppo economico è per pochi. Il mercato tende al monopolio, non alla concorrenza perfetta. Si produce così una questione sociale, dove i più vedono peggiorare (o temono possano peggiorare) le proprie condizioni di vita.

E’ così che il libro gioco delle forze di mercato, senza un intervento correttivo (Stato sociale, scuola pubblica, sanità pubblica e diritti sociali e del lavoro), produce la trasformazione del popolo in folla.

Pertanto, la folla è una degenerazione del popolo in una massa povera (o che teme di diventare povera) e che non ha gli strumenti intellettuali per decifrare il mondo. In sintesi, la folla è una massa che ha paura del futuro. E la paura può essere una forza incontrollabile

Questa folla a Roma e in parte a Firenze ha portato il tiranno al potere e si è spogliata volontariamente dei propri diritti nei confronti di chi prometteva loro il pane. Ad Atene invece è diventata essa stessa il tiranno ed ha condotto la città allo sfascio.

Quella ateniese, infatti, ad un certo punto si è trasformata da democrazia in oclocrazia, governo della folla. Platone, che non è affatto antidemocratico, lo scrive chiaramente: nel giro di pochi anni la sua città passa dal “governo del popolo secondo la legge” al “governo del popolo contro la legge”. Questo significa che Platone (e qui Popper prende una cantonata enorme) se la prendeva con l’oclocrazia, non con la democrazia.

Ora a me pare che la categoria dell’oclocrazia sia utilissima a spiegare il tempo presente (per questo vorrei sbrigarmi a scrivere quel libro). Lo sviluppo economico non controllato ha prodotto polarizzazioni e questioni sociali. Il ceto medio si è spaccato ed un sacco di gente ha visto peggiorare, o teme di veder peggiorare, le proprie condizioni di vita. Vite in bilico. Una massa di persone dunque che è resa potenzialmente incontrollabile dalla paura che essa ha del futuro.

Alcune conseguenze sono evidenti. Si è creata infatti una saldatura tra coloro che temono di perdere quello che hanno e coloro che dopo aver perso lo status di classe media temono il futuro ed hanno bisogno di spiegazioni semplici di quello che accade, di capri espiatori verso cui indirizzare le proprie rabbie e frustrazioni. E’ la paura che muove tutto.

Così è la folla che ha votato la Brexit. E’ la folla che ha votato Trump. E’ la folla che vota la destra tedesca. E’ la folla che vota i populisti italiani (M5S, Meloni, Salvini) ed è, infine, la folla che vuole l’indipendenza della Catalogna. Non è un caso che Puigdemont abbia pronunciato parole che sono macigni, della cui gravità credo non si sia reso nemmeno conto: “a volte la democrazia – ha detto – va oltre la costituzione”. Siamo al governo della maggioranza contro la legge. Siamo dunque all’oclocrazia.

Ecco allora che si ritorna a Platone. Se una maggioranza può rompere la cornice costituzionale, allora non vi è più alcun limite alla tirannide. La democrazia liberale, dove a governare è la legge, a quel punto muore e ci ritroviamo all’interno dell’oclocrazia, dove una folla, che non ha un volto ma ha mille occhi, può diventare più totalitaria del peggiore despota orientale.

Categorie: Analisi

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