Il Rosatellum 2 e le coalizioni

Pubblicato da Redazione il

Il massimalismo tragicomico e l’irrazionalismo politico si stanno diffondendo a macchia d’olio e credo sia un dover imprescindibile per una forza politica che ha ambizioni di governo continuare ragionare in termini razionali, non cedere alla propaganda manichea e dire sempre parole di verità. Per questo motivo non ho condiviso l’intervento a Porta a Porta ieri sera del mio coordinatore Roberto Speranza.

Tralascio la questione degli “alti lai” sul voto di fiducia e sull’assenza di preferenza (in parte ne ho parlato ieri), mentre vorrei soffermarmi sulla questione delle “alleanza farlocche” previste dal Rosatellum e così definite da Speranza, in quanto non prevedono un programma comune e l’indicazione di un comune leader.

Criticare le coalizioni, pur favorite dal Rosatellum con l’abbassamento della soglia di sbarramento all’1% per le liste coalizzate, sulla base di queste considerazioni non ha molto fondamento.

Le alleanza, infatti, hanno senso se fatte tra diversi (basti pensare a Forza Italia, Lega e Alleanza Nazionale) perché necessarie a diversificare l’offerta politica, parlare a diverse sensibilità e rendere così reali le possibilità di realizzare per davvero quello che si promette.

Se tutti sono d’accordo su tutto, che senso ha allearsi? Ci si fregherebbe i voti a vicenda. A quel punto si fa il partito unico, non una coalizione.

C’è di più, la fregatura ci starebbe se prima del voto si decidesse il programma sulla base dei rapporti di forza attuali, che ora sarebbero tutti a vantaggio del PD. Ma chi può escludere che dalle urne i rapporti di forza possano uscire meno sbilanciati, o addirittura capovolti?

E’ evidente allora che il programma unico della coalizione, lo si fa dopo le elezioni, sulla base dei rapporti di forza che escono dalle urne. Un programma che allora diventerebbe quello della maggioranza di governo.

Stessa cosa vale per il candidato premier. Se dopo le elezioni MDP risulta il primo partito, avrebbe senso che a salire al Colle sia colui che è stato indicato dal PD prima delle elezioni quando questo era il partito più forte della coalizione?

Dunque Speranza sbaglia a dire che le alleanze sono farlocche; sbaglia ad indugiare sui precedenti del fascismo; e sbaglia ad insistere sulla legge truffa, senza dire che quello era il nome che le aveva affibbiato la propaganda delle sinistre e che quella legge, voluta da De Gasperi per stabilizzare l’esecutivo ed evitare il traccheggio parlamentare e all’instabilità governativa che poi si verificò, non era per niente una legge truppa.

Sbaglia perché così facendo liscia il pelo al massimalismo e nel contempo compromette ogni ipotesi di un governo di centro-sinistra in alleanza con il PD. Alleanza d’interessi, sia chiaro, che non equivarrebbe a vendere l’anima al diavolo nè sarebbe un matrimonio con comunione dei beni.

Se al contrario si riuscisse a costruire un grosso partito di sinistra che va da Pisapia (con Radicali, socialisti e Calenda) fino alle parti più ragionevoli di Sinistra Italiana, ci potrebbe aggregare una notevole capacità di condizionare il PD, sfidare le destre e dare concreta applicazione al proprio programma.

Nel complesso dunque si può dire che quanto maggiore è la forza che una “sinistra larga”, sulla base delle proposta politica, riesce ad ottenere nelle urne, tanto maggiore è la sua capacità, all’interno di una coalizione, di condizionare il PD ed imporre, anche minacciano la crisi, parti del proprio programma.

Le alternative sono sconfortanti. Senza un sponda a sinistra, il PD sarà costretto a guardare a destra, e la colpa sarà anche di MDP, che a quel punto, nella migliore delle ipotesi si chiuderà in uno splendido isolamento a cantare intorno al fuoco, aspettando che passi la nottata, e a sognare il ritorno dei bisonti. Nella peggiore delle ipotesi, verrà risucchiata dal massimalismo tragicomico e ci ridurremmo a fare i lustrascarpe dei grillini.

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