Il Rosatellum 2 e la mossa del cavallo

Pubblicato da Redazione il

Qualche considerazione (ancora acerba) alla luce del Rosatellum 2, che da domani arriva in aula a Montecitorio. Ritornano le coalizioni. Su un’unica scheda si vota il candidato del maggioritario e una delle liste che in coalizione sostengono quel candidato e concorrono per la quota proporzionale. Dunque, le liste all’interno di una coalizione sono in concorrenza tra loro. Il che vuol dire che le coalizioni hanno senso se fatte tra diversi. Altrimenti non si spiega perché un elettore dovrebbe scegliere per la quota proporzionale la lista A, al posto della B o della C. Pertanto, non mi pare che abbiano molto senso le fusioni, con la conseguente formazione di un unico soggetto politico e un unico programma al di fuori di una coalizione. Allo stesso modo, poco senso avrebbero le unioni tra simili: in una coalizione tra Sinistra italiana, MDP, Civati le differenze sarebbero sfumature. Per questo mi pare che, se davvero MDP vuole sfidare Renzi, sia più giusto formare un solo soggetto politico a sinistra ed accettare l’offerta di coalizione con il PD, sfidandolo, ripeto, all’interno della coalizione, con una proposta politica più di sinistra nei collegi plurinominali (la quota proporzionale) e cercando di ottenere un numero congruo di candidati nell’uninominale. I vantaggi sarebbero svariati. Si dimostrerebbe che la scissione non è avvenuta per motivi personali. Si creerebbe una sinistra-sinistra con vere possibilità di governo. E in caso di rifiuto si addosserebbero tutte le colpe sul PD e su Renzi, colpevoli, sarebbe allora del tutto evidente, di preferire una alleanza con Berlusconi a quella del proprio campo. Sarebbe Renzi a quel punto il rancoroso che non ha ancora digerito il 4 dicembre. C’è ancora il tempo per una tale mossa del cavallo, che a me sembra necessaria visto che l’alternativa potrebbe essere la riserva indiana.

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