Il mondo di ieri

Pubblicato da Redazione il

Il XX secolo si era aperto con le celebrazioni delle magnifiche sorti e progressive del mondo occidentale all’Esposizione universale di Parigi del 1900.

A simboleggiare quell’evento fu scelto un immenso globo azzurro, simbolo di una comunione universale nel segno del progresso e dell’avanzamento civile.

Stefen Zweig ricorda quegli anni con queste parole: “Se tento di trovare una formula comoda per definire quel tempo che precedette la Prima guerra mondiale, il tempo in cui sono cresciuto, credo di essere il più conciso possibile dicendo: fu l’età dell’oro della sicurezza. […] Nessuno credeva a guerre, a rivoluzioni e sconvolgimenti. Ogni atto radicale, ogni violenza apparivano ormai impossibili nell’età della ragione. Non si temevano ricadute barbariche come le guerre tra i popoli europei, così come non si credeva più nelle streghe e ai fantasmi; i nostri padri erano tenacemente compenetrati dalla fede nella irresistibile forza conciliatrice della tolleranza. Lealmente credevano che i confini e le divergenze esistenti fra le nazioni e le confessioni religiose avrebbero finito per sciogliersi in un comune senso di umanità, concedendo così a tutti la pace e la sicurezza, i beni supremi”.

Nel giro di un decennio quel mondo sarebbe scomparso per sempre nelle trincee della prima guerra mondiale dove “nell’orrore del pericolo bellico, i gas, le bombe, la fame, rivelarono lo spessore esiguo della vernice che la civiltà poteva rappresentare”. A che era servito tanto progresso se tra i suoi frutti vi era quella mitragliatrice che falcidiò milioni di essere umani? Si chiesero i fanti nel fango delle trincee europee.

La trincea ebbe infatti la forza di iniettare nelle vene di milioni di persone tutto il nichilismo nietschiano e cioè l’idea che quello che la civiltà europea celebrava non era progresso, ma una costante involuzione, che anzi l’Europa fosse avviata in una sorta di evoluzione in negativo.

Si comprende allora perché tutti i movimenti totalitari successivi, dal comunismo, al nazismo al fascismo si posero l’obiettivo di fare tabula rasa di tutto l’esistente, di dare vita ad una totale palingenesi del mondo, di ricominciare d’accapo e creare l’uomo nuovo.

Di qui il rinnegamento di tutti i valori liberali sui quali quella società era stata costruita, all’individualismo si sostituì il collettivismo, al parlamentarismo il culto del capo, alla globalizzazione economica l’autarchia e la chiusura in blocchi chiusi, che presto iniziarono a cozzare tra loro gettando il mondo nella seconda guerra mondiale.

Ora come allora, i prodigi della tecnica, le costanti rivoluzioni scientifiche stanno aprendo all’uomo le porte di uno strabiliante paradiso in terra e riportando prometeo al suo posto. Ora come allora il futuro che la tecnica lascia immaginare è sbalorditivo in termini di progresso sociale e sviluppo economico.

E tuttavia, ora come allora la miopia politica sta trascinando il mondo in direzione opposta e contraria, danneggiando ogni giorno di più le meravigliose prospettive di progresso che si intravedono.

Storicamente, da Atene a Roma, da Venezia a Londra un ordine internazionale non crolla a causa dell’avvento di potenze anti-sistema, ma a causa dell’implosione del suo nucleo centrale.

Così oggi l’ordine liberal-democratico internazionale, costruito dopo le due guerre civili europee, scricchiola non per l’avvento cinese, ma perchè gli Stati Uniti, il cuore pulsante del sistema, lo stanno rinnegando, ritornando a crogiolarsi in pericolose illusioni protezionistiche, rifiutandosi di gestire quell’ordine che essi stessi hanno creato. La cosa ha dell’incredibile in Medio Oriente, dove, in totale spregio della dottrina Carter, a ridisegnare gli equilibri regionali del dopo ISIS sono Russia, Turchia e Iran, mentre Washington tace.

E così gli altri cardini del mondo liberale: l’Inghilterra è alla deriva nell’Atlantico, la Francia si applaude in specchi contornati da vernici dorate del XVII, in Italia un pezzo delle forze razionali si suicida, rafforzando di fatto le forze irrazionali e anti-sistema (nemmeno Giolitti capirebbe). Nel frattempo l’Unione Europea si diverte a bacchettare gli scolari che sbadigliano in classe mentre fuori c’è il rischio che l’incendio distrugga la città. Ed infine la Germania dove, vista l’impossibilità di metter su una coalizione di governo, si rischia di andare a elezioni anticipate, che potrebbero premiare l’estrema destra. Non accadeva dal 1933.

L’ordine liberale, concepito in modo da evitare il ritorno della guerra tra le grandi potenze e tessere relazioni economiche globali in grado di produrre sviluppo, si sta frantumando.

Accadde la stessa cosa nella prima metà del secolo scorso e sappiamo come andò a finire.

Categorie: Analisi

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