Il futuro è una terra conosciuta: c’era una volta il PSIUP

Pubblicato da Redazione il

Con la quarta legislatura (1963-1968) si avvia il processo di avvicinamento del PSI all’area di governo con il sostegno esterno ad un monocolore DC.

Ciò produce la scissione di quanti, ritenendo che fosse stata messa in forse “la funzione e la tradizione socialista”, non approvano la decisione della maggioranza nenniana di entrare al governo.

È la seconda scissione dopo quella del 1947 di Saragat. Lasciano il PSI 25deputati su 87 e 12 senatori su 36: è un colpo durissimo per il PSI, e minerà definitivamente il centro-sinistra nascente.

Nel gennaio del 1964 la scissione si struttura in un nuovo partito il PSIUP (Partito socialista di unità proletaria), che rompe l’isolamento del PCI ma nello stesso tempo si pone in concorrenza con quest’ultimo tentando di diventare il “canale di rappresentanza per i settori sociali estremisti”, come scrive Simona Colarizzi.

Operazione che ha però poco successo, visto che i comunisti “chiaramente irritati di fronte all’azione di disturbo degli psiuppini” iniziano a contrastarli.

“Il bacino dei consensi del Psiup – continua la Colarizzi – finisce così per restringersi all’elettorato tradizionale del PSI, dove hanno una forte eco l’appello alla tradizione unitaria della classe e la dura polemica contro Nenni, colpevole di aver tradito la sinistra per salire sul carro del governo. Le accuse si moltiplicano quando ricomincia il tormentato processo di riunificazione tra il PSI e il PSDI che si conclude alla fine della legislatura, lasciano una scia di elettore scontenti da un lato e dell’altro”.

Gaetano Arfè, nel dicembre del 1968, sulle colonne dell’ Avanti! in occasione del suo secondo Congresso definisce il PSIUP il “partito provvisorio”.

Per Giuseppe Bedeschi la scissione “liberò il PSI di un peso morto”.

Per Aldo Agosti che al PSIUP ha dedicato una monografia, quello fu un “tentativo di breve durata e alla fine il responso degli elettori ne certificò il suo fallimento”.

Alle elezioni amministrative del novembre del 1964 il PSIUP ottenne quasi il 3 per cento dei consenti. Mentre il PCI, passava dal 25,6 al 26,02.

Alle politiche del 1968 Il PCI ottenne lo stesso incremento, passando dal 25,3 al 26,9 percento. In quell’occasione il PSIUP ottenne il 4,5 percento, vale a dire 23 deputati alla Camera e 13 senatori.

Alle regionali del 1970, il PSIUP arretra e si ferma al 2,2 percento dei consensi.

Alle politiche del 1972 il PCI passa dal 26,9 al 27, 15. Il PSIUP ottiene solo l’1,95 percento dei consensi e alla Camera non raggiunge il quorum in nessuna circoscrizione. Sarà eletto un solo senatore, Dante Rossi, in lista comune con il PCI.

La sorte del partito a quel punto era segnata: il PSIUP per essersi avvicinato troppo al PCI ne venne assorbito e così sparì.

Enrico Deaglio ricorda il sarcasmo delle altre forze di sinistra per la prematura estinzione: PSIUP? Partito scomparso in un pomeriggio.

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