I prodromi del fascismo

Pubblicato da Redazione il

Trovo avvilente il tono e l’uso di frasi senza senso (“sempre con i risparmiatori, mai con le banche”) usate da Renzi ieri sera dalla Gruber. Non tanto per il personaggio in sè (la mia disistima nei confronti dell’ex presidente del Consiglio è di lunga data) quanto nel vedere come stia trasformando il PD in un clone mal riuscito del M5S e della lega salviniana.

Siamo ormai ai tre populismi: Renzi, Grillo e Salvini sono sovrapponibili. Una faccia, una razza.

Però attenzione perchè qui non è questione di persone, di volti, di antipatie. Il dramma è che sta saltando il discorso razionale, l’argomentazione logica, il rispetto dei fatti, il conoscere per deliberare.

Tutto è lecito pur di suscitare l’acclamazione di una folla che non parla più ma muggisce. Qualsiasi fatto (non dico verità) può essere stravolto per aizzare la rabbia popolare. Qualsiasi drappo (dai vitalizi ai vaccini) può essere sventolato, pur di far infuriare la folla.

In un simile clima, chi cerca di argomentare in maniera logica, di fare una analisi razionale dei problemi per tentare di risolverli in maniera concreta, vera, e non puramente declamatoria non può che essere messo a tacere al grido di “servo dei padroni”, “amico della banche”, corrotto.

C’è, se possibile, di peggio. Salta il discorso razionale, e nel contempo la lotta politica assume un carattere del tutto manicheo: io il bene, tu il male. Che poi, per inciso, il manicheismo politico altro non è che una conseguenza naturale del basso livello intellettuale di una classe politica che, non essendo in grado di argomentare razionalmente, è costretta a ricorrere al tifo da stadio, all’urlo, allo sberleffo, all’invettiva, allo sputo, alla logica del branco.

Da qualche parte ho letto che Jack lo Squartatore aveva un vocabolario di duecento parole. Quando, parlando con qualcuno, non era in grado di argomentare, quando le parole finivano, rimediava strozzandolo. Per ora nessuno strozza nessuno, ma lo si insulta, gli si urla “vergogna”, gli si dà del venduto, lo si dileggia ed offende.

In questo senso c’è un altro aspetto assai preoccupante: la disumanizzazione dell’avversario. E’ un classico dei movimenti totalitari di ogni tempo, dalle guerre puniche ai Gulag: l’avversario è sempre l’insetto, la cimice, il verme, lo scarafaggio. E’ una cosa che suscita disappunto, indignazione, ribrezzo, disgusto.

Il passaggio logico successivo è naturale: lo sterminio di questi esseri ripugnanti, per purificare il mondo, per liberare i giusti, per porre fine allo scandalo della loro esistenza. Chi si schiererebbe mai a difesa di un verme? Di uno scarafaggio? Di una cimice? Li si lasci pure al loro destino, che è quello della scuola della scarpa.

Sono cose che non vanno prese sotto gamba. Il carattere manicheo della lotta politica (noi i puri gli altri i corrotti), insieme ad una concezione ideologica ritenuta infallibile (dal libro sacro all’onniscienza della rete), sono alcuni dei tratti distintivi del totalitarismo: siamo ai prodromi del fascismo.

C’è in giro un’aria intrisa di violenza, per ora verbale, ma che potrebbe presto degenerare.

I primi a manifestare apertamente questi caratteri nella seconda Repubblica sono stati i grillini (Gli altri? i morti. Gli altri? I corrotti…). Poi Salvini, che traendo forza dai venti di destra che soffiano in Europa, sta diventando sempre più aggressivo, tanto da sfidare Berlusconi.

Se ora Renzi trascina anche il maggiore partito della sinistra in questo gorgo, è la fine. Non pago dell’esperienza delle riforme istituzionali, il giovin signore di Rignano, inconsapevole e vanesio, ci riprova a cavalcare la tigre del populismo. Non sa che il difficile non è cavalcarla. Il difficile è poi scendere senza farsi sbranare. Andrà male a lui, ma andrà male anche a noi.

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