I B-52 e Cleone il conciapelli

Pubblicato da Redazione il

La notizia della messa in allerta dei B-52 per andare a sganciare una bomba atomica sulla testa di Kim ha fatto il giro del mondo, senza che nessuno battesse ciglio. Forse sbaglio, ma io qualche dubbio vorrei sollevarlo.

Andiamo per ordine. Nell’agosto del 1945 gli americani dimostrano al mondo di possedere l’atomica. Il primato americano venne infranto il 29 agosto del 1949 con l’esplosione della prima atomica sovietica. Nell’agosto del 1953 i sovietici, cogliendo di sorpresa gli Stati Uniti, per primi fecero esplodere due bombe all’idrogeno di 400 kilotoni. L’anno successivo gli americani risposero con 15 megatoni.

Accanto alla questione della bomba, c’è la questione del vettore: vale a dire il mezzo con il quale tiro la bomba in testa al mio avversario.

In una prima fase della guerra fredda il vettore americano per eccellenza era proprio il B-52, alcuni dei quali erano costantemente in volo sul Polo Nord pronti per andare a sganciare la bomba. I sovietici rispondevano con il “Bison” e con altri bombardieri, senza mai raggiungere i livelli americani.

Anche perché ben presto, la corsa agli armamenti si spostò dagli aerei ai missili, evoluzione di quelle V1 e V2, a cui il regime nazista stava lavorando (americani e sovietici fecero la corsa per andare ad impossessarsi dei scienziati e tecnici che in Germania lavoravano a quel progetto).

Fino al 1957 i sovietici non disponevano di un vettore tale da poter colpire il territorio americano. Nel contempo l’Europa era sotto l’ombrello americano grazie alla dottrina della “risposta massiccia” (massive retaliation) e cioè un uso sproporzionato della forza da parte americana in caso di attacco sovietico all’Europa. In altre parole, ad un attacco convenzionale sovietico si sarebbe risposto direttamente con un attacco nucleare.

Per converso l’URSS non solo non disponeva di missili a lungo raggio, ma non aveva nemmeno basi utili in paesi alleati per poter colpire gli USA.

Nel 1957 arriva la svolta. È il lancio nello spazio dello Sputnik e della cagnolina Laika. Così l’URSS dimostrava che aveva anch’essa il vettore per colpire il territorio americano e cambiava tutto.

Questo per dire che oggi una testata nucleare (la preoccupazione crescente che creano i test nordcoreani lo dimostra) può essere lanciata direttamente dal territorio americano, o da un qualsiasi sottomarino strategico in giro per il Pacifico senza nemmeno salire in superficie.

Ma allora perché mettere in mezzo il povero B-52? Suggerisco un risposta: public diplomacy, propaganda, sceneggiata o se preferite semplicemente ammuina.

Suonare la gran cassa, in puro stile trumpiano, come nel caso della denuncia del trattato nucleare con l’Iran fatta dal Presidente americano. Denuncia che in realtà spetta al Congresso. Mostrare i muscoli in patria, fare sfoggio di una faccia feroce ai propri elettori (non al mondo), anche se è solo un gioco di ombre cinesi.

John McCain, che per le sue virtù repubblicane non avrebbe sfigurato nel Senato di Roma, ha definito la stagione trumpiana come “una specie di nazionalismo spurio, cotto a metà da gente che si preoccupa di cercare sempre un capro espiatorio invece di risolvere i problemi”. Non aggiungerei altro.

Siamo nell’era dell’oclocrazia, del governo di una folla che si fa abbindolare dai demagoghi e Trump è il nuovo Cleone, il ricco conciapelli che aizzava la folla contro gli spartani. Anzi peggio, Cleone fu coerente: combatté con valore e morì nella battaglia di Anfipoli. Trump non andò in Vietnam grazie ad “un dottore che diceva che aveva gli speroni ossei”. Parola di John McCain.

Categorie: Analisi

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