RENZI E’ GIA’ FINITO E ANCORA NON LO SA…

Pubblicato da Redazione il

Paolo Mieli qualche giorno fa ha scritto che ci sono alcuni referendum (faceva il parallelo con quello sul divorzio) che sono un’altra cosa. Aveva ragione.
Questo referendum, per i numeri che ha fatto registrare va oltre il dato politico e tecnico, e assume un valore sociale di cui si deve tener conto, pena il disastro.
Sintetizzo: a votare NO sono state le vittime della questione sociale, quanti hanno visto in questi anni peggiorare la propria sorte (o temono che possa peggiorare), e si sono sentiti beffati dai toni trionfalistici del presidente del Consiglio.
La questione sociale non nasce a caso e non è il prodotto della crisi economica. Anzi è vero il contrario. La questione sociale è il prodotto di un paradigma dominate, il paradigma neoliberista, che a partire dagli anni ’80 prende il posto del paradigma socialdemocratico.
Il paradigma neoliberista (che è un’ideologia e nulla ha a che fare con il capitalismo) attribuisce un valore salvifico al mercato, unico strumento per creare benessere economico (il che può essere anche vero) e progresso sociale per tutti (il che, visto l’impoverimento dei più, si è mostrato falso).
Se il mercato ha un valore salvifico, sono portatori di dannazione coloro che si intromettono nella logiche del mercato (mano pubblica, sindacati etc).
A partire dal mondo anglosassone, tale paradigma si è imposto a tutti: alle Destre (un Churchill non ha niente a che vedere con una Thatcher) e alle Sinistre (Blair, Schroeder, Clinton, il D’Alema post Bolognina o l’ordo-liberista Andreatta, non hanno nulla a che vedere con la socialdemocrazia) e negli ultimi trent’anni ha plasmato ogni aspetto delle politiche delle liberal-democrazie occidentali.
E Renzi? Renzi è parte organica del vecchio paradigma neoliberista, non a caso ha in Blair e Clinton due punti di riferimento, non a caso crede nel ruolo salvifico dell’imprenditore, non a caso crede nel valore taumaturgico del mercato (lo testimonia il Jobs Act) che meglio lavora quanto meno vincoli ha.
C’è un ultimo elemento da aggiungere, per sua stessa ammissione (come accadde del resto per Blair e la Thatcher) Renzi ha dichiarato di fare ciò che Berlusconi si limitava a promettere: esempio lampante l’eliminazione dell’art. 18.
Ciò vuole dire che in Italia la sinistra (da Treu a D’Alema) è stata più neoliberista della destra, con una impressionante accelerazione negli ultimi anni dovuta a Renzi, ed un conseguente aggravarsi della questione sociale, in particolar modo tra i giovani.
Renzi dunque è l’ultimo e più coerente esponente di un paradigma vecchio e fallimentare.
Ora, se il leader è tale in quanto incarna una visione del mondo, allora nonostante i suoi 41 anni Renzi è vecchissimo e data la forza con cui ha difeso e diffuso la sua ideologia, è davvero difficile che possa cambiar pelle. Il che vuol dire che Renzi è già finito e ancora non lo sa, poichè si trova alla fine del ciclo di vita di quel paradigma neoliberista che egli stesso ha sposato e di cui si è fatto paladino.
Di qui la necessità non solo di cambiare leader (il che è il meno) ma di cambiare paradigma e politica, se si vogliono risolvere al più presto i problemi di quelle vittime della questione sociale che il 4 dicembre in massa hanno votato NO.
L’alternativa è il collasso delle nostre società aperte, perché quando le masse hanno paura di morire di fame e nessuno se ne preoccupa, allora iniziano ad individuare la causa del proprio malessere in quella liberal-democrazia che è indifferente alla loro sorte.
E’ allora che le masse prestano il loro braccio e il loro consenso al tiranno che, in cambio del potere assoluto, promette loro di abbattere quelle istituzioni che li affamano.
Ecco perché questo referendum è e deve essere qualcos’altro. Deve essere il punto di svolta, il cambio di paradigma e la fine del fallimentare paradigma neoliberista se ancora vogliamo salvare le nostre società aperte.

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